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Esame di realtà: la situazione politica italiana
12/09/2019|L'EVENTO

Esame di realtà: la situazione politica italiana

Esame di realtà: la situazione politica italiana

illustrazione di Matteo Sarlo
parole di Sergio Benvenuto

Qualcuno lo chiama “governo disperato”. È per disperazione che il partito democratico di sinistra (PD), i populisti del Movimento 5 Stelle (M5S) e una frangia di estrema sinistra, si sono messi assieme, malgrado un pregresso disprezzo reciproco, per formare il nuovo governo che dovrebbe reggere l’Italia fino al 2023: per evitare che delle elezioni anticipate diano la maggioranza assoluta a due partiti neo-fascisti, la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia. Se si fossero tenute le elezioni ora, è probabile che l’Italia, come nel 1923, avrebbe preso una strada fascista. (Non va mai dimenticato che Mussolini, come poi Hitler, giunsero al potere grazie a libere elezioni.) O comunque una strada “putiniana” di democrazia illiberale (Putin che Salvini ammira, e da cui probabilmente ha ricevuto fondi). Salvini in effetti ha fatto cadere il governo in piena estate pensando che M5S e PD non avrebbero mai formato un governo assieme, così si sarebbe andati presto al voto e lui si sarebbe impadronito dell’Italia. Ma ha sbagliato i calcoli.

La sinistra e il M5S cercano di guadagnare tempo, sperando che l’onda di estrema destra che da qualche anno sta dissestando il mondo – dall’India alla Gran Bretagna, dal Brasile agli Stati Uniti, dalla Turchia a molta Europa dell’Est – si plachi e rifluisca.

Insomma, la vittoria dei neo-fascisti rischia di essere solo rimandata. Un mio amico mi ha detto giulivo “Abbiamo eliminato il nazista”, cioè Salvini. Al che ho replicato: “Ma sono gli italiani che stanno scoprendo di essere nazisti”. I punti fondamentali della propaganda di questa destra non-liberal sono condivisi da metà degli italiani: cessazione dell’immigrazione; anti-europeismo e indipendenza sovranista; dare la possibilità a ciascuno di farsi giustizia da sé, come in USA dove chiunque può portare armi; ritorno a un cattolicesimo etnico pre-papa-Francesco, anzi, anti-papa-Francesco. (I sondaggi dicono che oltre la metà dei cattolici italiani approva la politica della Lega. Francesco piace molto di più agli atei che ai cattolici.).

Molti dicono ingenuamente: “se questo governo lavorerà bene, tra tre anni la Lega e Fratelli d’Italia non vinceranno”. Alla base di questa speranza c’è un presupposto inesistente: che “governare bene” sia una condizione per vincere delle elezioni; cosa tutta da dimostrare. Dal 1994 in poi, in Italia ogni elezione è vinta dall’opposizione, ovvero, gli italiani si mostrano puntualmente delusi dal governo che hanno avuto, sia esso di sinistra o di destra. Se Berlusconi e Lega saranno all’opposizione, vinceranno le prossime elezioni. Spero che questa mia profezia venga smentita dai fatti.

Ma che cosa significa “governare bene?” Quando nel 1945 Churchill perse le elezioni a vantaggio dei laburisti, era perché aveva governato male? In realtà aveva appena vinto la guerra contro la Germania. Nel 2016 la Gran Bretagna ha preferito la Brexit perché era scossa da una crisi economica a cui poteva dar la colpa all’Europa? No, l’economia britannica andava a gonfie vele e Londra era la principale metropoli europea. E un discorso analogo andrebbe fatto per gli Stati Uniti, che con Obama erano usciti dalla crisi e avevano una buona crescita economica; eppure hanno preferito Trump. Clamoroso il caso del voto greco del 2019. Non ho una particolare ammirazione per Tsipras, ma basta dare un’occhiata ai principali indicatori della Grecia fino al 2015 (anno in cui il partito Syriza ha preso il governo del paese) e si vedranno che tutti andavano verso il basso; e poi, dopo il 2015 fino al 2019, tutti risalivano. Sono aumentati il PIL, i consumi delle famiglie, il reddito disponibile annuo pro capite, sono diminuite la disoccupazione (dal 27,5% al 18%) e il tasso di povertà… Eppure i greci nel 2019 hanno ridato il potere proprio a quella Nuova Democrazia, di destra, che era all’origine dei disastri della Grecia. I popoli hanno la memoria corta.

Il voto popolare è molto più irrazionale di quanto non si voglia ammettere. Il che contrasta con la filosofia dominante in Occidente sia a sinistra che a destra, che cioè alla fine quel che conta in politica sono le ragioni economiche. No, in politica dominano le fantasie, le pulsioni, i miti, insomma “i significanti”.

Anche i politici anti-populisti usano un linguaggio populista quando dicono “faremo il bene della nazione, del popolo tutto”. Si tratta di un’impostura, perché sappiamo che in una nazione gli interessi, e anche i progetti e i sogni di ciascuno, sono spesso contrapposti o divergenti: se accontento un gruppo, ne scontento un altro. Il Bene comune è un’illusione demagogica, che nasconde il fatto che un popolo è sempre profondamente diviso al proprio interno. In fondo, fare politica è decidere chi scontentare.      

Suol dirsi che il M5S è molto più affine al PD che alla destra fascista di Salvini. All’estero il M5S era spesso qualificato di “radical left”. Non sono affatto d’accordo. Secondo me M5S e Lega sono molto più analoghi di quanto non sembri, perché entrambi sono “populisti” – termine troppo generico – ovvero entrambi fomentano la reazione vendicativa contro l’establishment. Non importa quale sia questo establishment, conta che sia percepito come tale: possono essere i politici di Bruxelles, leader “rispettabili” come Merkel e Macron, gli esperti e in particolare gli economisti, i partiti storici della sinistra e della destra, gli intellettuali, “i poteri forti” come suol dirsi in Italia… L’importante è essere contro. Così il M5S ha cavalcato la protesta di molte famiglie contro i vaccini, vari deliri “complottisti” come quello sulle scie degli aerei che sarebbero manovre per diffondere sostanze nocive, il movimento fanatico contro la linea ferroviaria rapida Lione-Torino (TAV) per ragioni nel fondo oscure. Il leader del M5S, Di Maio, ha incontrato un capo dei gilet gialli francesi, elogiando il loro confuso e viscerale “essere contro”. Beppe Grillo, il guro del M5S, aveva appoggiato persino i “terrappiattisti”, i tanti che credono fermamente che la terra sia non tonda ma piatta (si è calcolato che in Occidente circa una persona su dieci sia terrapiattista). Il complottismo con le sue urban legends e gli odi della destra sovranista sono tra loro connessi. Diciamo che le idee razziste e xenofobe della destra attraggono come delinquenza etico-politica, le leggende anti-scientifiche attraggono come delinquenza cognitiva. E questi partiti populisti sono tutte “banche dell’ira”, come le chiama Sloterdijk (Zorn und Zeit). Incarnano un immaginario reattivo, di cui sono preda tutti coloro, poveri ma anche ricchi, che in qualche modo si sentono ai margini del “mondo che conta”, sia esso economico, politico, culturale o etico. Sono le rabbie contro “Loro”, l’establishment, da parte di coloro che si sentono personalmente o storicamente perdenti, per cui quello che oggi si chiama populismo può essere visto come una rivincita dei perdenti. Trump, Boris Johnson, Grillo, Salvini, Marine Le Pen… si sono fatti portavoce di questa rabbia quasi impotente di chi si sente per qualche ragione “tagliato fuori”. In particolare, tagliato fuori dalla globalizzazione.

Questa affinità di fondo, genetica, tra populismo “grillino” (come si chiamano coloro che votano M5S) e Lega è dimostrata dall’evoluzione elettorale di questo ultimo anno. Ovvero, una massa di elettori si è spostata – in particolare nelle elezioni europee del 2019 – dal M5S alla Lega. Il M5S aveva preso il 33% dei voti alle politiche del 2018, ne ha avuti solo il 17% alle europee. All’inverso la Lega, che aveva preso il 17,35% alle politiche, è salita fino al 34,26% alle europee. Perché il M5S al governo è dispiaciuto tanto ai suoi elettori, mentre la Lega al governo ha attratto tanta popolarità? Ho parlato con vari elettori grillini nel 2018 che oggi si dichiarano delusi. Non riescono però a spiegare chiaramente questa loro delusione. Eppure in un anno il M5S ha preso una serie di misure che aveva promesso durante la campagna elettorale; ad esempio, ha instaurato un “reddito di cittadinanza”, ovvero un salario minimo per coloro che non hanno assolutamente nulla. Non si può dire che abbiamo tradito le promesse fatte. La verità è che si votava M5S non per le sue proposte specifiche, ma nella misura in cui era un partito di opposizione pura, ovvero nella misura in cui era contro… Quando si è contro, si può sbandierare qualsiasi promessa utopica. Una volta andato al governo, il M5S ha perso l’aura dell’essere-contro, è apparso a sua volta come parte dell’establishment. Non importa in fondo come si governi, l’importante è essere percepiti come “il potere” contro cui ergersi. Al contrario, Salvini ha attratto tanti voti – principalmente grillini – perché pur governando si è affermato come colui che è contro: contro i “paesi forti” dell’Europa (Francia e Germania), contro le ONG che salvano i migranti in mare, contro le tasse, di fatto contro lo stesso papa, in quanto benedice i migranti. Salvini è apparso insomma come l’opposizione all’interno del governo, da qui il fascino che esercita.

Ora, certamente il PD non è un partito ideale, alberga tanti politicanti e stupidi come in tutti i partiti, ma almeno una cosa di esso si può dire: che è un partito serio. Ovvero non indulge alla demagogia, ma, avendo governato per anni, sa che cosa significa in politica prendere atto della realtà. Quando si governa, si capisce quanto certi slogan siano vuoti e illusori, per questa ragione si rimprovera al PD di aver tradito la sinistra (leggi: di aver abbandonato le illusioni della sinistra). Come ha detto l’economista Nouriel Roubini, “il PD è da sempre mainstream, il M5S si sta facendo sempre più mainstream”. Per mainstream intende quello che chiamo “partito serio”. E probabile che in un anno e poco più di governo i leader del M5S siano un po’ maturati, stiano capendo che la politica è un lavoro incessante di compromesso, di mediazione, di colpi al cerchio e alla botte. In questo senso forse i leader PD e M5S, che prima si odiavano, possono scoprire una nuova affinità: tener conto della realtà, non inseguire terrapiattisti e anti-vaccini. Ma la massa elettorale non vuole partiti che si misurino con la realtà, vogliono partiti che li facciano sognare. E siccome i sogni non si realizzano mai, meglio spaccare tutto con Salvini

questo  articolo compare sulla rivista tedesca Lettre International (Herbst 2019)

Sergio Benvenuto è psicoanalista, filosofo e saggista italiano. Già Primo Ricercatore presso il CNR a Roma, dirige lo ”European Journal of Psychoanalysis”.  Tra i suoi volumi più recenti, La psicoanalisi e il reale. "La negazione" di Freud (Napoli: Orthotes, 2015); What Are Perversions? (London: Karnac, 2016); Leggere Freud (Napoli: Orthotes, 2018) e Godere senza limiti. Un italiano nel maggio 68 a Parigi (Milano: Mimesis, 2018).

 
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